Usa la scienza per smascherare le bugie: nuovi metodi integrati

Quando arricciamo il naso, cosa stiamo comunicando? E quando sgraniamo gli occhi? In quali circostanzesi aggrottano le sopracciglia? Attraverso le espressioni del volto si esplicitano le nostro emezioni, ma non è sempre facile codificarle.”Ce l’ha scritto in fronte” è un detto popolare. Interpretare con un buon grado di certezza, dalle espressioni del volto, gli intenti, i desideri e le motivazioni delle persone è una capacità meno frequente, ma che può essere allenata (codifica – decodifica).

Numerosi studiosi, nel corso degli anni, hanno sviluppato diversi metodi e teorie sulla decodifica delle espressioni facciali e del linguaggio del corpo.

Strumenti scientifici innovativi ed utilissimi in diversi campi, da quello investigativo a quello della selezione del personale, dal coaching alla psicologia, dalla criminologia al marketing…

NeuroComScience in collaborazione con l’Università di Trieste sta integrando gli approcci teorici apparentemente opposti sulla menzogna e approfondendo il concetto di incongruenza. Durante gli esperimenti le persone vengono videoriprese e il loro comportamento viene analizzato in maniera approfondita.

Proponiamo alcune nozioni per smascherare i bugiardi, frutto della ricerca scientifica.

Step 1 di 4: Fai attenzione al tuo modo di porti alla persona
  1. E’ buona pratica, nei primi minuti, stabilire un’ottima relazione comunicativa con il bugiardo attraverso l’utilizzo del comportamento non verbale di apertura e di accoglienza.
  2. All’inizio sono opportune domande aperte e generiche che non implichino un secco “sì e no” come risposta, per poi incalzarlo in un secondo momento con domande più specifiche, cosidette chiuse. La relazione è fondamentale.
  3. Non interrompere mai il racconto di un bugiardo, ma cercare di sfruttare delle pause lunghe e silenziose per incoraggiarlo a svuotare il sacco.
Step 2 di 4: Analizza il parlato
  1. Estrapola le parole chiave, individuando il verbo e il soggetto che compongono il concetto.
    Es. “Sono stato al bar Rossi quando è successo l’episodio X”. Le parole “stato, bar Rossi, episodio” sono gli stimoli che suscitano reazioni emotive ovvero le informazioni.
  2. Presta attenzione sulle variazioni del parlato nelle domande e  sulla ripetizione delle parole
    SEI STATO IN QUEL BAR? NON SONO STATO IN QUEL BAR.
    La ripetizione della domanda, invece di una risposta con un semplice “no”, secondo Vrij, indica una probabilità maggiore di menzogna.

Step 3 di 4: Osserva il comportamento del volto e del corpo

  1. Leggi le espressioni facciali

Foto 1: Codifica: naso arricciato (m. elevatore labiale superiore) Decodifica: disgusto
Foto 2:Codifica: parte interna delle sopracciglia innalzate e avvicinate (m. frontale, parte centrale, e corrugatore);  tensione della palpebra (m. orbicolare dell’occhio) Decodifica: tristezza
Foto 3: Codifica: parte interna ed esterna delle sopracciglia innalzate e avvicinate (m. frontale e corrugatore); Decodifica: paura
  1. Riconosci i gesti del corpo

Foto1: Codifica: una mano racchiusa nell’altra. Decodifica: apprensione
Foto 2: Codifica: mani ad artiglio. Decodifica: aggressività
Foto3: Codifica: pugno. Decodifica: segno universale di rabbia, presente anche nell’emozione dell’orgoglio
  1. Ascolta la voce
L’altezza e l’intensità della voce varia nelle emozioni.
Esempio delle variazioni di altezza.
Step 4 di 4: Compara il verbale con il non verbale
  1. Osserva la corrispondenza dell’analisi del parlato e quella del non verbale.
  2. La tipologia di incogruenza più frequente sono i dubbi non esplicitati dal verbale (Vascotto&Legisa 2014).
  3. I dubbi non esplicitati dal verbale sono l’indicatore di probabilità di menzogna più forte. Quindi se vedete un’espressione di dubbio, come questa,

si può trattare di:

1) dubbio esplicitato dal verbale (con le parole es. credo, penso, forse, probabilmente ecc.), quindi non c’è l’incongruenza.

2) dubbio non esplicitato dal verbale, quindi si tratta di un’incongruenza.

Nelle menzogne le incongruenze aumentano di 4 volte tanto (Vascotto&Legisa 2014).

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